Rinnovata Accademia dei Generosi

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) in un ritratto postumo di Barbara Krafft del 1819 (particolare).

Rinnovata Accademia dei Generosi

Giuseppe Zocchi (1711-1767), Villa del Poggio Imperiale così come appariva ai tempi della visita di Mozart a Firenze prima dell’ottocentesca ristrutturazione neoclassica.

Rinnovata Accademia dei Generosi

Corilla Olimpica (Maria Maddalena Corelli, Pistoia 1727 - Firenze 1800) in una incisione ottocentesca.

Rinnovata Accademia dei Generosi

Un po' di storia II

Il viaggio di Mozart a Firenze

Fra il dicembre 1769 e il marzo 1773 Wolfgang Amadeus Mozart e suo padre Leopold fecero tre viaggi in Italia. Il primo fu il più lungo, un tour che durò quindici mesi durante i quali i due musicisti toccarono quaranta città e cittadine italiane con numerose esibizioni trionfali, ad iniziare da Verona, Mantova e Bologna.

Diretti a Roma, dove sostarono più di un mese, per attraversare gli Appennini i Mozart utilizzarono il nuovo tracciato che collegava Bologna a Firenze passando per la Futa e non più per il Passo del Giogo. Aperta nel 1764, la strada carrozzabile era una transappenninica di interesse nazionale visto che permetteva di raggiungere Firenze in 12-15 ore al massimo, su una carrozza postale forse non troppo comoda ma abbastanza spaziosa da tenere sotto il sedile il proprio bagaglio. Padre e figlio arrivarono a Firenze venerdì 30 marzo 1770 entrando dall’antica Porta di San Gallo e presero alloggio alla locanda dell’Aquila Nera, in via dei Cerretani, presso il Palazzo trecentesco Del Bembo. L’albergo era frequentato da illustri forestieri – diverse sono le testimonianze presenti nei diari di viaggio dell’epoca – ma anche luogo di ritrovo degli intellettuali fiorentini. Il giorno dopo il loro arrivo furono ricevuti dal conte Orsini Rosenberg, il quale, grazie anche alle raccomandazioni del marchese Pallavicini e del conte Firmian da Milano e dalle notizie ricevute dal conte Joseph Kaunitz da Vienna, diede loro subito udienza favorendo un incontro immediato con il granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena (1747-1792).  A Palazzo Pitti furono introdotti dal duca Salviati e vennero ricevuti dal granduca al termine della consueta messa mattutina: si dimostrò molto affabile – come scrive Leopold alla moglie – e dopo un quarto d’ora di conversazione durante la quale chiese notizie anche della sorella Nannerl, conosciuta insieme a Wolfgang a Vienna, li invitò il giorno successivo per un’accademia musicale nella residenza di Poggio Imperiale.

Il 2 aprile 1770 il giovane Mozart si esibì alla corte fiorentina: abbiamo una sola diretta testimonianza contenuta nell’ampio carteggio lasciatoci da Leopold Mozart. Il giorno dopo l’accademia, infatti, Leopold scrisse alla moglie di aver trascorso l’intera serata precedente, fin oltre le 22, nella villa del granduca insieme al marchese lorenese Eugenio di Ligniville (1730-1778), allora direttore della musica a corte e importante contrappuntista, e Pietro Nardini (1722-1793), rinomato violinista fiorentino. L’accademia, scrive Leopold, si svolse «come d’abitudine», ma il successo fu maggiore del solito perché Wolfgang riuscì a suonare e a svolgere le fughe e i temi più difficili proposti da Ligniville con la facilità con cui si «mangia un pezzo di pane».

Per rendere l’esibizione ancora più eccezionale, Leopold era solito scalare qualche anno al figlio, che per altro era piuttosto mingherlino. Mozart mostrava le abilità di enfant prodige come interprete al cembalo e al violino sia di proprie composizioni sia di esecuzioni a prima vista di brani altrui, mentre come autore era chiamato a creare, sul momento, arie partendo da versi o variazioni strumentali su temi dati.  Altrettanto importanti all’epoca erano considerate le capacità d’improvvisazione – al pari dei più moderni jazzisti – dimostrate nella realizzazione di fughe, accompagnamenti o sviluppi su temi musicali proposti dal pubblico. Per la brillante riuscita di tutte le prove e la meraviglia suscitata nel pubblico, la fama di Mozart come «un miracolo musicale, uno di quei prodigi che ogni tanto la Natura fa nascere, un Ferracina per umiliare i matematici e una Corilla per degradare i poeti» conquistò velocemente l’intera Penisola.

Fu proprio a Firenze che Wolfgang ebbe l’occasione di conoscere la famosa poetessa improvvisatrice Maria Maddalena Morelli (1727-1800) - in arte Corilla Olimpica - cui era stato paragonato. E se la tappa fiorentina non sortì l’effetto sperato, forse più nel padre che nel figlio, di avere un ruolo presso la corte toscana, diede comunque al giovane Mozart l’opportunità di incontrare i maggiori artisti dell’epoca e raccogliere suggestioni e stimoli per la propria crescita culturale e artistica. Ma la testimonianza scritta più intima e profonda breve visita dei Mozart è forse quella lasciata dal promettente violinista inglese Thomas Linley (1756-1778), morto prematuramente in un incidente in battello. Coetaneo di  Wolfgang, ´Tommasino´ era in Italia per studiare con Pietro Nardini: i due ragazzi si conobbero nel salotto di Corilla Olimpica e strinsero immediatamente amicizia, suonando spesso insieme nei pochi giorni trascorsi a Firenze, “non come ragazzi, ma come uomini» ci tiene a raccontare Leopold alla moglie. Quando Mozart ripartì alla volta di Roma, l’inglesino gli donò una poesia che, sembra, si fosse fatto scrivere da Corilla, e accompagnò, tra le lacrime, la carrozza dei Mozart fino alle porte della città.

Dell’unico passaggio in Toscana di Mozart non rimangono molte testimonianze: oltre alla lettera di Leopold alla moglie, che si chiude con la celebre frase «Mi augurerei che tu potessi vedere con i tuoi occhi Firenze, tutto il territorio e la posizione della città. Diresti che qui si dovrebbe vivere e morire”, è rimasto un breve cenno nella Gazzetta Toscana, che parlò dell’avvenimento senza particolare enfasi. Lo stesso giornale, tre anni dopo, così descrisse le attività dell’Accademia dei Generosi, sorta sulle colline fiesolane poco dopo il passaggio di Mozart a Firenze:

 

Il  Teatro Nuovo innalzato a spese di diversi nostri nobili e cittadini a San Domenico di Fiesole per dare colà un divertimento in tempo di villeggiatura è già terminato e si ammira l’ordine, il buon gusto e la magnificenza dell’architetto signor Zanobi del Rosso che ne ha data l’idea. Lo scenario è dipinto con molta vaghezza dal signor Giuseppe Sereni, come pare le stanze contigue aggiunte ad uso di Casino. Il pittore di architetture è stato il signor Giuseppe Brioschi tanto dell’uno che delle altre. Lunedì sera fu aperto con una festa da ballo che riuscì assai brillante per la bella illuminazione, con il numeroso concorso di villeggianti e nobiltà e cittadinanza venuta da Firenze; in appresso vi saranno rappresentate diverse commedie con intermezzi in musica. (Gazzetta Toscana, 13 ottobre 1773)

 

E ancora nelle settimane successive:

 

... Questi divertimenti congiunti da una scelta orchestra copiosa di strumenti di ogni qualità diretta ed eseguita da bravissimi dilettanti e professori, ed al buon gusto del vestiario del signor Fabbrini dettero una lieta apertura a detto teatro. (Gazzetta Toscana, 23 ottobre 1773)

 

... Anco per la campagna non mancano i più festosi divertimenti crescendo più che mai il brio e la bravura dei signori dilettanti del Nuovo Teatro di San Domenico di Fiesole che sembra si siano fatti una legge di darvi piacere ai moltissimi concorrenti così villeggianti che fiorentini, i quali tutte le sere di recita empiono decorosamente quel bel teatro. (Gazzetta Toscana, 6 novembre 1773)